Biografia

Nasco a Cagliari nel 1986 e vivo la mia prima infanzia disperso tra le campagne del sassarese, raccogliendo mirto e staccando impunemente zampe alle cavallette. A 7 anni mi trasferisco in provincia di Venezia, a San Donà di Piave dove i miei occhi bambini notano che rispetto alla terra natia ci sono più campi di pannocchie, tanto cemento e qualche consonante in meno. A 8 anni inizio a suonare il flauto, geloso di mio cugino che lo studia già alle medie e che si esibisce con successo tra i familiari. Il mio maestro di flauto mi consiglia un paio di anni più tardi di passare al violoncello, io seguo il suo consiglio ma non funziona, non c’ho voglia di esercitarmi e il mio maestro di violoncello è una pigna in culo. A sua discolpa va detto che dopo 3 anni di strumento impugnavo ancora l’archetto come un forcone e al posto di studiarmi le scale e gli esercizi del metodo di turno tentavo di imparare a orecchio le suite per violoncello di Bach. A 14 anni trascinato dalla nascente passione per il rock decido di mollare gli studi classici per dedicarmi alla chitarra elettrica. A 15 anni intraprendo uno studio appassionato e solitario di commistioni tra musica classica e moderna, iniziando a scrivere pezzi originali, salvando gli spartiti nel computer tramite un vecchio programma di notazione concepito per Windows 3.1, e riascoltando per ore le mie mirabili composizioni col midi del PC. Nel frattempo prendo parte a gruppi della zona dal successo inesistente, passando con disinvoltura dallo Ska al Metal e tentando con un po’ meno disinvoltura di coinvolgere il pubblico ai concerti. Finito il liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di ingegneria elettronica con curriculum gestionale a Trieste. Sarà un lungo lungo viaggio quello che mi porterà alla laurea triennale, sicuramente più lungo di quanto il termine “Triennale” possa suggerire. Di quel viaggio preferisco non ricordare quasi niente, i corridoi lunghi e sconci del dipartimento di ingegneria a Trieste, un amico, giornate passate a disegnare note musicali. Avevo scoperto Reason e di colpo il mondo circostante mi sembrava meno interessante che girare manopole virtuali col mouse e dare fiato a librerie di oboi. Nel 2007 esce il mio primo disco “Death of Future Men”, totalmente autoprodotto e scritto da solo, dal sapore elettronico e orchestrale, ma amatoriale soprattutto. Sempre nel 2007 inizio una collaborazione con vari musicisti del veneziano e bassopiave, dai Dunkelblau fino al cantautore Andrea Liuzza. Nel 2008 è già pronto il mio secondo album intitolato “Debris”, realizzato tra aprile 2007 e febbraio 2008. Con Debris provo a realizzare il mio desiderio di allora, ovvero di proporre una Musica Totale, libera da strutture precostituite di genere, cercando di conciliare quanto di tragico amo nei suoni con l’esigenza di dargli una progettualità, come un edificio scurissimo. La gente lo chiama “progressive”, ma agli appassionati incalliti di progressive non piace così tanto, quindi presumo sia “progressive di merda”. Per la precisione. Nel corso di questo primo anno di esposizione mediatica arrivano copiosamente le prime critiche che tentano di discernere gli elementi costitutivi della mia musica, e devo dire che molte recensioni sono entusiastiche, come è giusto che sia di fronte ad un disco della Madonna come Debris. Nel 2009 lavoro ad un album per la prima volta nel formato chitarra/basso/batteria, registrando e sperimentando all’Artisound studio. Nel frattempo vengo trasmesso da diversi podcast e radio, tra le quali spicca Rai Radio3 nel mitico programma Battiti, e ricevo una proposta di contratto per la pubblicazione di Debris da svariate etichette progressive sfigatissime (in particolare la francese Musea Records). Nel versante Synthpoppettaro continuo la collaborazione coi Dunkelblau, seguendoli sia in studio sia ai concerti, sia quando vanno a pisciare. A partire del dicembre 2009 vengo chiamato a far parte dei Kitsune, gruppo trevigiano new wave con etichetta inglese con cui farò giusto un paio di concerti. Li mollerò quasi subito perché devo trasferirmi a Como. Nel Luglio 2010  termina la lavorazione di “Grey Swans of Extremistan”, che esce per la Lizard Records/Zeit Interference a fine settembre, il primo disco con etichetta e distribuzione. Di Grey Swans mi innamoro, passato qualche anno da quando l’ho scritto lo ascolto ancora con grande piacere. La Lizard Records è un’etichetta casereccia ma con grande onore e Loris da persona squisita mi introduce all’ambiente discografico italiano, facendomi capire fin da subito che non c’è niente da ridere, anzi. Non contento degli studi finora affrontati e terminati (2010) mollo provvisoriamente il BassoPiave ed il part-time che usavo per poter acquistare pedali ElectroHarmonix, perché decido di iniziare (2011) una laurea magistrale in ingegneria informatica per specializzarmi in “Sound and Music Engineering”, ovvero una laurea magistrale in ingegneria informatica del Politecnico di Milano che tende all’audio. Perché il suono più di ogni altra cosa è l’elemento determinante della mia vita del cazzo. Ma ancora più del cazzo della mia vita lo sarà anche questa laurea magistrale, che mi lascia insoddisfatto e ancor più inadatto, ma decido che almeno stavolta la finisco presto e così studio parecchio e nel mentre lavoro, mentre la musica che mi esce fuori mi osserva inerte. Dopo essermi laureato alla magistrale nel 2013, a distanza di 14 anni dall’ultima volta, riprendo ad andare a lezioni di musica (Padova, marzo 2014). Dopo tre mesi smetto (giugno 2014) di nuovo di andare a lezione e continuo a studiare con la dovuta discontinuità che è feconda a chi ha urgenza di creare cose. Mentre lavoro alacremente ad un nuovo progetto discografico ho un assegno di ricerca all’SMC-CSC di Padova, città in cui mi sono trasferito. Ovunque sia non posso sottrarmi al destino: nel 2015 esce il mio quarto escremento, pubblicato per la Dodicilune con distribuzione terrestre ed intergalattica IRD. Si trova su Amazon, in quel pollaificio di Spotify, alla Feltrinelli, dal barbiere affianco a Novella2000, al panificio in allegato agli zoccoletti quelli che le sono rimasti. Nel 2015 comincio un nuovo lavoro di ricerca con un’impresa che lavora per le aziende di telecomunicazioni, la Cinetix. Mio compito è maneggiare analisi audio e machine learning. Sempre nel 2015 formo i Leptons, band di musicisti, ma innanzitutto amici, si spera destinata a solcare i palchi di tutto il mondo per riproporre ciò che ho fatto in studio, dal vivo. E’ un momento per me storico, perché posso finalmente portare in giro i miei brani, per la prima volta dopo 14 anni di scrittura chiusa ed ermetica. Purtroppo però sia i concerti che la promozione del disco stentano a decollare, così dopo meno di un anno i Leptons si fermano, facendo il 9 aprile il loro ultimo concerto nella formazione ideata nel 2015 e lasciando una registrazione live in studio che documenta come suonavamo alcuni dei miei brani. Ne approfitto per prendermi una pausa di riflessione e concentrarmi sul lavoro ingegneristico con una startup padovana, rimanendo comunque in febbrile attesa di un periodo in cui avrò di nuovo tempo e concentrazione per cimentarmi su un nuovo lavoro musicale. Molte le idee in ballo, dalla ripresa di tutto il repertorio elettronicorchestrale alla voce “Variazioni Orchestriche”, fino alla prova definitiva con la lingua italiana ed a brani per sola chitarra acustica. In realtà il periodo propizio non tarda ad arrivare e già a metà estate 2016 comincio a dedicarmi almeno a livello puramente sprogettuale a quello che potrebbe essere un nuovo lavoro musicale. Il 2017 si apre con l’entrata in un gruppo di pizzica salentina, un po’ perché qualche volta voglio suonare anche per gli altri e non solo per me stesso, un po’ perché faccio molta fatica a stare senza un gruppo con cui suonare. Questa continua tarantella di generi musicali mi fa sentire un po’ come Balto. La pizzica è un genere che sembra facile ma così non è, se non altro perché i soliti due accordi bisogna suonarli con terzine martellanti per un’ora e mezza di filato, cosa che mette a dura prova l’esile struttura del mio braccio destro. Nel frattempo comincio una nuova esperienza lavorativa, in Dainese, marchio storico della moto e degli sport estremi in generale, in cui il mio compito è quello di fare analisi dati e algoritmi per l’airbag D-Air. 

 

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